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Giunto nel 2015 alla sua decima edizione, il Treno della Memoria nasce come ricerca della nostra memoria e delle nostre origini nel periodo in cui le testimonianze dirette dei terribili accadimenti della Seconda Guerra Mondiale iniziano a sparire definitivamente. Nel corso delle sue edizioni il Treno ha saputo maturare le proprie riflessioni sino ad arrivare a proporre un percorso di educazione non formale tra pari per i suoi sempre più numerosi partecipanti.
Il Treno della Memoria è innanzitutto un percorso educativo della durata di un anno. Esso si poggia su quattro parole chiave, che ne scandiscono anche lo svolgimento temporale:
– STORIA, intesa come approfondimento del fenomeno Seconda Guerra Mondiale, della sua ricaduta sui territori e dei punti più bassi raggiunti dalla recente storia del mondo;
– MEMORIA, intesa come personalizzazione, incontro e confronto con i pochi testimoni superstiti, con le realtà che operano per conservare la memoria e soprattutto con i luoghi che ne sono impregnati;
– TESTIMONIANZA, ovvero l’incontro con tutte le situazioni che nel presente vedono la perdita della dignità e dei diritti umani, per non dimenticare che il “non deve accadere mai più?” dipende dallo sforzo collettivo di tutti;
– IMPEGNO, la nostra proposta perché tutti, nel piccolo e nel quotidiano delle nostre vite, possiamo vigilare e contribuire al non ripetersi degli errori del passato.

Il Diario del viaggio della nostra studentessa Marta Benzo, della classe 5C.

27 febbraio 2015
La valigia della memoria era pronta. Centinaia di valigie della memoria erano pronte per il viaggio: mancavano poche ore e poi si partiva per il lungo percorso che ci aspettava. Dopo un’assemblea introduttiva carichiamo i bagagli sul pullman e partiamo; passando dalla Croazia e dalla Slovenia siamo finalmente giunti in Ungheria per arrivare a Budapest.
28 febbraio
Siamo arrivati a Budapest a mezzogiorno, dopo una breve sosta in ostello abbiamo visitato la città che è divisa tra Buda e Pest da un ponte detto il Ponte delle catene. Il Danubio divide la bellissima città e percorrendo il ponte siamo andati a visitare il Bastione dei Pescatori, una vista meravigliosa di Budapest ci aspettava. Abbiamo proseguito la visita e abbiamo visto il Parlamento di Budapest che di sera viene completamente illuminato.
1 marzo
Budapest è la città di Giorgio Perlasca, uno dei “giusti”. La città infatti è pervasa da un’atmosfera di positività; questo uomo è riuscito a salvare migliaia di ebrei dalla cattiveria dei nazisti, fingendosi ambasciatore spagnolo e fornendo documenti falsi agli ebrei cosi che i tedeschi non li potessero deportare. Abbiamo dunque ripercorso le tappe più importanti della vita di questo grande uomo.
Abbiamo visitato l’ambasciata spagnola e l’ambasciata italiana, la casa del terrore che ricorda le croci frecciate, ungheresi fascisti che deportavano ebrei ungheresi. Le case protette di Perlasca nelle quali il Giusto nascondeva gli ebrei con i documenti falsi. Il Ponte delle Catene sul quale Perlasca è riuscito a bloccare la deportazione di centinaia di ebrei e il museo dell’Olocauso.
Per ricordare le tradizioni degli ebrei abbiamo visitato la Sinagoga di Budapest che è la seconda sinagoga più grande del mondo; all’interno vi è un grosso cimitero e un Memoriale delle vittime dell’olocausto.
Abbiamo visitato la spettacolare Chiesta di Santo Stefanon e le vie più caratteristiche della città.
Infine per terminare la visita siamo entrati nel cuore della deportazione degli ebrei: il Monumento delle scarpe. Sulla riva del Danubio vi sono decine di scarpe di ferro per ricordare le uccisioni di massa degli ebrei: questi già spogliati dei loro vestiti ma soprattutto della loro vita e del loro nome venivano ulteriormente umialiti facendogli togliere persino le scapre prima di fucilarli e gettarli nel fiume. Sul luogo in memoria degli ebrei uccisi abbiamo letto un memoriale e acceso delle candele come segno di rispetto e di ricordo.
La tappa di Budapest è stata fondamentale: abbiamo inziato a poco a poco a comprendere i movimenti dei nazisti e la loro cattiveria prima di arrivare a Cracovia e toccare veramente con mano la loro crudeltà.
2 marzo
Partenza per Cracovia; siamo arrivati nel pomeriggio e abbiamo visitato la città. Ci siamo presi del tempo libero per riflettere su ciò che abbiamo visto a Budapest e ci siamo scambiati idee ed emozioni.
3 marzo
Sei giovani attori ci hanno seguito nel nostro viaggio e con grande bravura e sentimento hanno recitato per noi nei luoghi più importanti di Cracovia. Ci hanno prima fatto sentire dei deportati e poi delle SS; questo gioco di ruoli è stato molto emozionante perché ci ha fatto immaginare gli stati d’animo dei deportati e dei nazisti.
Alla sera ci aspettava una riunione con tutti i ragazzi del treno: più di 400 ragazzi si sono riuniti in una sala per raccontare le proprie emozioni provate durante le differenti tappe. Infatti, da Torino, sono partiti pullman per Budapest, Berlino, Praga, Vienna e ci siamo riuniti a Cracovia per affrontare la parte del viaggio più difficile tutti assieme. Abbiamo creato catene di ricordi, di emozioni e abbiamo evidenziato i valori più importanti e ci siamo uniti per ricordare sempre di più.
4 marzo
Visita al ghetto e al quartiere ebraico. Le tradizioni, le radici delle famiglie degli ebrei erano su ogni muro, su ogni parete del ghetto; non poco distante c’era la Fabbrica di Schindler un altro “Giusto”: egli aveva infatti comprato centinaia di ebrei cosi che non venissero deportati nei campi di sterminio e li assumeva come operai nella sua fabbrica dove produceva pentole e proiettili.
La sera abbiamo assistito ad uno spettacolo teatrale che ci ha fatto capire quanto gli ideali nazisti potessero dividere intere famiglie, amici e amanti.
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5 marzo
È stato il giorno più difficile perché siamo andati ad Auswiztch e Birkenau.
Il primo un campo di concentramento nel quale gli ebrei lavoravano,il secondo un campo di sterminio nel quale gli ebrei venivano uccisi.
Racconterò poco di ciò che abbiamo visto, poiché ogni persona prova sensazioni diverse e non si può descrivere ciò che c’è nei campi, perché si può capire solo vedendo e soprattutto riflettendo e provando emozioni.
Auswiztch è diviso in blocchi, vi è ancora una camera a gas e si possono vedere immagini che in Italia vengono censurate, e oggetti che fanno comprendere realmente la condizione dei deportati.
Un’aria triste e silenziosa pervadeva tutto il campo e pareva ancora di vedere e sentire le pene degli ebrei.
A Birkenau vi sono poche baracche poichè i nazisti hanno fatto implodere tutto prima dell’arrivo degli alleati; Birkenau è cinque volte più grosso di Auswiztch e vi potevano stare dalle 90.000 alle 100.000 persone: tutte pronte per essere portate nelle 4 camere a gas.
Questo campo di sterminio è famoso perché era sede dei terribili esperimenti del “dottor” Mengele; a Birkenau l’aria era soffocante e opprimente e l’immensità del luogo era terribilmente spaventosa.
Per ricordare ancora di più le vittime abbiamo letto un memoriale e ogni ragazzo ha letto un nome di un deportato, cosi da ricordare gli ebrei non come massa di persone succubi della cattiveria umana ma come individui con un nome ed un cognome.
6 marzo
Il viaggio si era concluso e dopo una piccola assemblea siamo ripartiti per l’Italia.
Treno della Memoria“, è più che appropriato chiamare così questo viaggio: non dimenticheremo ciò che abbiamo visto, toccato e provato.
Il messaggio che vogliamo trasmettere è quello di non cedere mai davanti alle difficoltà della vita perché la forza di volontà è quella che ci mantiene vivi.