Al Moro di Rivarolo c’è chi scommette sull’innovazione.

E’ ormai al secondo anno di vita il progetto “Una testa ben fatta”.

Il titolo, preso in prestito dall’omonimo saggio di Edgar Morin (filosofo e sociologo francese), si ispira ai principi sintetizzati in questa sua affermazione: “Una testa ben fatta è una testa atta a organizzare le conoscenze così da evitare la loro sterile accumulazione”.

Il progetto, infatti, si pone l’obiettivo di guidare i ragazzi in un percorso formativo che riesca ad affiancare l’acquisizione di contenuti a quella di abilità e competenze di cittadinanza che offrano loro strumenti per decodificare la complessità del mondo che ci circonda.

Gli obiettivi dei docenti impegnati nel progetto si possono sintetizzare in pochi punti: far raggiungere agli studenti autonomia nello studio, nell’organizzazione e nella ricerca dei dati, nello sviluppo di autonomia e senso critico nell’uso degli strumenti tecnologici e delle informazioni da essi deducibili, nella capacità di progettare e di organizzare il proprio lavoro, di lavorare in gruppo, di porsi in dialogo con le discipline di studio e di coglierne l’attualità.

Per ottenere ciò è necessario innanzitutto che gli studenti vengano coinvolti nel progetto e nelle scelte ad esso connesse.

E’ infatti il processo democratico alla base della partecipazione e della costruzione di un clima di collaborazione e di solidarietà.

I docenti giocano il ruolo di esperti, guide, coordinatori. Naturalmente non sono eliminate le lezioni tradizionali, ma lo sforzo di tutti è quello di mettere al bando la passività e l’inerzia dei soggetti in gioco.

Star bene a scuola, assumersi la responsabilità del proprio percorso di studi, condividere itinerari di approfondimento e gustare il bello della ricerca e della condivisione sono fra i più significativi obiettivi che il progetto si propone e, nel corso del primo anno di sperimentazione, i risultati sembrano davvero convincere studenti, allievi e genitori.

Le metodologie utilizzate in classe richiedono l’uso di strumenti quali video – lezioni, libri di testo, consultazione di siti selezionati da cui attingere le informazioni richieste (e indicate dal docente).

 

 Classe ribaltata: a casa si studia e a scuola si fanno i compiti

Prevede la preparazione a casa dei lavori che si dovranno svolgere in classe a gruppi o singolarmente.

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Approfondimento e studio per tematiche trasversali a più discipline

Mette in gioco la capacità di utilizzare strumenti informatici per la presentazione dei propri lavori ai compagni o – all’interno di progetti che si aprano al territorio – ad un pubblico esterno.

 

Studio a gruppi e per livelli

Permette di acquisire le conoscenze necessarie a svolgere in classe attività a gruppi, anche differenziate per livelli od organizzate in gruppi di autoaiuto.

 

Comunicazione: attività laboratoriali pluridisciplinari

In particolare, si tratta di momenti di lavoro che, ponendo la comunicazione – scritta od orale – al centro delle attività di tutte le discipline, esercitano la capacità degli studenti di comunicare in una forma chiara e corretta qualsiasi contenuto. (Essa presuppone una programmazione pluridisciplinare  finalizzata a far comprendere agli studenti che la chiarezza espositiva è necessaria in qualsiasi campo disciplinare).

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Attività di problem solving a gruppi o in sessione plenaria

Questa modalità prevede lo svolgimento di attività in classe strutturate in gruppo o in sessione plenaria durante le quali gli studenti siano “sfidati” a trovare una soluzione ad un problema all’interno di materiale dato.

 

Lezione-discussione

Dato un tema o una questione o un problema, si ragiona tutti insieme con la guida dell’insegnante.

 

Dibattito

Consiste in un confronto nel quale due squadre (composte ciascuna di due o tre studenti) sostengono e controbattono un’affermazione o un argomento dato dall’insegnante, ponendosi in un campo (pro) o nell’altro (contro). L’argomento individuato è tra quelli raramente affrontati nell’attività didattica tradizionale (un argomento non convenzionale, convincente) Dal tema scelto prende il via un vero e proprio dibattito, una discussione formale, non libera, dettata da regole e tempi precisi, per preparare la quale sono necessari esercizi di documentazione ed elaborazione critica.

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LA PAROLA AGLI STUDENTI

Il progetto “Una Testa Ben Fatta” per noi studenti della 4^B, sin dall’inizio del primo anno del triennio, ha significato un grande cambiamento.

Il primo risultato, infatti, si è ottenuto nei rapporti fra di noi. Prima, l’impostazione del lavoro era tutta improntata sull’individualismo, invece, con l’arrivo di questo progetto, ci siamo tutti sentiti più partecipi del lavoro complessivo della classe.

Questo metodo si sviluppa soprattutto con l’aiuto dei professori che ci spingono sempre a lavorare in modo partecipato attraverso lavori a gruppi, presentazioni di fronte al resto della classe e diversi tipi di dibattito. Siamo noi studenti a presentare e sviluppare l’argomento della lezione.

Nelle materie umanistiche l’utilizzo del dibattito ci spinge a mettere alla prova le nostre capacità argomentative e, soprattutto, a confrontarci arricchendo i nostri punti di vista; nelle materie scientifiche, partendo dai problemi e discutendo le diverse ipotesi di soluzione, arriviamo a conclusioni consapevoli e, diciamola tutta, ci divertiamo anche.

In generale, questo tipo di progetto ci sta aiutando a sviluppare alcune competenze che altrimenti rimarrebbero poco utilizzate.