Luci di mare

Ultimi mesi di superiori. Ancora qualche giorno e poi potrò andarmene da qui, lontano, dove nessuno mi conosce e rifarmi una vita. Ancora qualche mese e non dovrò più oltrepassare questa porta per entrare in quello che per me è stato un inferno. La gente pensa alle Maldive come un posto paradisiaco in cui trascorrere vacanze stratosferiche, io che ci vivo, le vedo come un covo di demoni che continuano a perseguitarmi. Voglio andarmene lontano da tutto questo, voglio mettere chilometri di distanza tra me e la gente che continua a trattarmi come punch ball personale, come se i miei sentimenti non potessero essere feriti. Certo, perché mai dovrei sentirmi umiliata dai commenti squallidi che i miei compagni fanno su di me? In fondo mi chiamano solo “balenottera”, “cosce a mortadella” e tanti altri begli epiteti. Quando si tratta di prendere di mira qualcuno, i ragazzi sanno essere molto fantasiosi. Mio nonno mi diceva sempre “Jane, ricordati che all’esterno puoi vedere una bellissima mela rossa, con un aspetto invitante, ma se all’interno è ammaccata, annerita, non lo puoi vedere”. Sinceramente non so esattamente cosa volesse dire, mai lui ha vissuto in un mondo diverso da quello in cui vivo io, ora non conta nulla come tu sia veramente o ciò che hai dentro, per la società l’importante è che tu abbia un aspetto affascinante, cosa che io non possiedo e che mi viene ricordato spesso dal trio medusa: Molly, bellissima capo cheerleader, Elvira, braccio destro di Molly, e Bryan, fidanzato palestrato di Molly e capitano della squadra di football. Non ce la faccio più a sopportarli, ne ho abbastanza di commenti perfidi, granite in faccia, dispetti cattivi e insulti. Si dice che ciò che non uccide fortifica, ma con assoluta certezza posso sfatare questo mito, ciò che non ti uccide subito è perché lo vuole fare lentamente, vuole ucciderti vedendoti soffrire, corrodendoti fino all’anima. Oggi è giovedì, ancora domani poi avrò due giorni per rintanarmi in camera e non vedere nessuno. Alla fine delle lezioni entro in gelateria per prendermi un gelato alla nocciola, il mio preferito. Ovviamente chi c’è seduto ad un tavolo?

“Ehi Molly, c’è Jane la mortadella” dice Elvira.

“Ciao balenottera, lo sai che quel gelato si poserà sui tuoi fianchi già enormi di natura?” non perde tempo Molly.

“Si, credo che tu me lo dica quasi tutti i giorni Molly” rispondo io.

“Certo, ma non ho mai avuto materiale per sostenere le mie ragioni. Hai guardato Facebook di recente?”

“Non ho un profilo sul social e lo sai”

“Ah giusto, tu non hai una vita sociale, quasi lo stavo scordando. Ecco tieni, prendi il mio telefono e controlla che bel video ho caricato stamattina. Ha solo dieci visualizzazioni, devo rimediare” dice alzandosi “Ragazzi controllate la mia bacheca su Facebook, c’è un video imperdibile!” urla.

Le strappo il telefono dalle mani, guardo di cosa sta parlando e rimango scioccata. Molly mi ha filmato mentre mi stavo cambiando per l’ora di ginnastica: c’è un’immagine di me in mutande e un primo piano sulle mie cosce con tanto di commenti. Il bar, gremito di ragazzi, scoppia a ridere e tutti mi guardano, indicandomi e prendendomi in giro. Lascio cadere il gelato, restituisco il telefono a Molly e mi precipito fuori dalla gelateria. Continuo a correre fino a casa. Entro. I miei non ci sono, stanno ancora lavorando. Corro in bagno, alzo la tavoletta del wc e ripeto l’operazione che faccio tutti i giorni. Mi infilo due dita in gola e faccio uscire tutto lo schifo che ho dentro. Quando ho finito non mi sento meglio, mi fa male lo stomaco, ma non mi importa. È l’unica cosa che mi fa sentire più leggera. Pulisco tutto, mi cambio, mi infilo sotto le coperte e piango fino ad addormentarmi.

Al mattino mi alzo, mi vesto, saluto mia mamma intenta a preparare la colazione e vado a scuola. Ho il terrore di entrare in quell’edificio. Cosa si saranno inventati adesso? Mi prenderanno in giro? Mi trascino per i corridoi sentendo su di me occhiate di scherno e commenti poco lusinghieri. Arrivo davanti al mio armadietto e rimango di stucco, nonostante me lo aspettassi dopo anni di esperienza in questo tipo di cose. Il mio armadietto è tappezzato di foto prese dal video. La perfidia delle persone non consce limiti. Le lacrime iniziano a scendere contro la mia volontà. Alle mie spalle sento la voce di Molly sovrastare le risate degli altri “Jane cara ti piace il tuo nuovo armadietto? L’ho decorato con tanto amore, le tue coscette di pollo a mortadella stanno da dio in quegli scatti. Giusto Bryan? Non sarebbe bellissima su una passerella?”

“Certo tesoro! Credo che la scritturerebbero come testimonial per una pubblicità di insaccati”

Tutti continuano a ridere e io faccio quello che faccio sempre. Scappo. Entro nel bagno delle ragazze e mi chiudo dentro. Sto per mettermi due dita in gola quando sento aprire la porta e chiudere la serratura. Qualcuno bussa alla mia porta. Non rispondo.

“Jane lo so che sei li dentro” Oddio. È James! Ho sempre avuto una cotta per questo ragazzo, alto, bruno con occhi azzurri, è bellissimo.

“Jane apri”

“Vattene James”

“No, non vado via. Non permettergli di distruggerti in questo modo”

“Non sono affari tuoi. Vattene”

“No!”. Sentendo il suo tono deciso apro, lo guardo negli occhi e ricomincio a piangere. Il suo sguardo si addolcisce “Non meritano queste lacrime Jane”

“Fa male comunque. Perché sei qui?”

“Perché mi fanno schifo tutti quanti, non riescono a capire le cose belle della vita, si soffermano solo su quella che pensano sia la bellezza”

“Le persone sono cattive, la cattiveria non è bella. Non c’è nulla di bello nella vita James”

“Non è vero, se me lo permetti ti dimostrerò che nel mondo le cose belle non sono necessariamente legate alle persone, ma alla natura che ci circonda. Vieni con me in spiaggia stasera” Non so cosa mi spinse ad accettare, forse i suoi profondi occhi blu o forse la sua convinzione in quello che diceva.

Alle nove James passa a prendermi a casa e andiamo in spiaggia.

“Perché siamo venuti qui così tardi?”

“Vedrai, abbi fiducia Jane”

A piedi nudi, in silenzio, camminiamo sulla sabbia fredda, è una bella sensazione. Da lontano, in riva al mare vedo qualcosa luccicare “Ma cosa …?” James mi guarda e sorride.

“Dai, vieni” mi avvicino e vedo tutta la riva illuminata da una luce azzurra.

“Bioluminescenza” dice James

Dopo qualche minuto in silenzio prendo coraggio e continuando a osservare il mare dico “È bellissimo. Ma come è possibile?”

“La bioluminescenza è legata soprattutto agli organismi marini, ma riguarda anche animali terricoli, come gli insetti. Negli organismi marini gli organi produttori di luce prendono il nome di fotofori e sono presenti soprattutto nei pesci. Il principio alla base della bioluminescenza è lo stesso di quello della chemiluminescenza  in cui alcune molecole, prodotte in uno stato elettronico eccitato, emettono parte di energia sotto forma di radiazione luminosa, i fotoni, tornando allo stato fondamentale. In molti organismi viventi la bioluminescenza implica l’azione di almeno due composti chimici: un substrato organico che emette la luce, chiamato luciferina, e un enzima catalizzatore chiamato luciferasi. Infatti nella maggior parte dei casi il fenomeno è dovuto alla luciferina che, in presenza di ATP, magnesio e dell’enzima luciferasi, cede elettroni, i quali, passando ad un livello minore di energia, liberano energia sotto forma di luce”

Rimango affascinata da quei piccolissimi esseri che continuano a brillare nella notte sotto ai nostri occhi “Sono bellissimi”

“Visto? Avevo ragione io, l’universo è pieno di cose belle, bisogna solo fermarsi a guardarle e non lasciarsi sopraffare dalla parte corruttibile del mondo”

“Le persone?” Chiedo io, lui mi sorride e rimane in silenzio.

James mi riporta a casa e mi dà appuntamento per la prossima settimana, sempre nello stesso posto.

Questi appuntamenti si ripetono per diverse settimane, James mi mostra e spiega cose che non mi ero mai soffermata ad osservare, come stasera mentre, sdraiati sulla sabbia, guardiamo le stelle. All’improvviso passa una stella cadente e io sorrido “Che meraviglia!”

“La magia delle stelle cadenti è legata alla luminosità che emanano, indicando una maggiore vicinanza all’atmosfera terrestre. Le stelle cadenti sono dei frammenti di meteore, detti appunto meteoriti, che si rendono visibili quando entrano in contatto con l’orbita terrestre. Questo contatto e anche la vicinanza con il Sole provoca un innalzamento della temperatura che può superare i 1600°. Le stelle cadenti sono ricoperte di ghiaccio e trasportano anche altre sostanze, come il biossido di carbonio e il metano. Il momento in cui diventano luminescenti è lo stesso nel quale tutte questi componenti, nell’insieme, si esauriscono”. Gli sorrido e torno a guardare il cielo.

È passato un po’ di tempo dalla nostra prima uscita e, stranamente, le parole di scherno dei miei compagni mi sono scivolate addosso indifferenti. Ho notato che piano piano, poco per volta, ho diminuito la frequenza con cui mi chiudevo in bagno.

Io e James stiamo guardando il tramonto.

“Cosa stiamo cercando?” chiedo.

“Il raggio verde”

“Il cosa?”

“Il raggio verde. È un fenomeno ottico visibile quando il Sole all’alba o al tramonto crea una sottile striatura luminosa dal colore verde che dura pochi istanti. Il fenomeno è dovuto alla rifrazione della luce solare al tramonto da parte dell’atmosfera, quando i raggi solari radenti, attraversando uno strato d’aria più spesso, vengono scomposti come in un prisma nelle varie componenti colorate, e fra queste quella verde si distingue per contrasto con la tonalità generale giallo-arancione del cielo. L’origine del raggio verde è ascrivibile al fenomeno della dispersione atmosferica. Infatti la distanza percorsa dalla luce nell’atmosfera aumenta in prossimità dell’orizzonte, ciò fa sì che il Sole appaia come una serie di dischi leggermente sfasati tra di loro, che scompaiono progressivamente seguendo il grado di rifrazione delle varie componenti spettrali della luce. In questo modo svaniscono prima il rosso e il giallo, caratterizzati da una lunghezza d’onda maggiore, e solo dopo il verde e il blu che hanno lunghezze d’onda minori. Io non l’ho mai visto”

“Probabilmente è solo qualcosa in cui la gente vuole credere solo perché fa sentire loro come se ci fosse qualcos’altro, oltre a ciò che vediamo”

“Vedi il punto è proprio questo. C’è qualcos’altro oltre a quello che vediamo. Non tutto ciò che esiste è visibile ai nostri occhi”

Improvvisamente ho un’illuminazione: finalmente ho capito cosa voleva dire mio nonno con la storia della mela. Apparentemente le persone possono sembrarci felici e tranquille, bisogna soffermarsi di più per capire cosa c’è dentro di loro. L’involucro è intonso, ma l’interno? È limpido, senza lividi? O pieno di segni, dolore e strazio? Noi possiamo vedere l’esterno, ma l’interno non è visibile ai nostri occhi.

Ignaro dei miei pensieri James continua a guardare l’orizzonte, così lo imito. Il Sole tramonta e una sottilissima linea verde si propaga all’orizzonte.

“Oddio!” urlo saltando in piedi.

“Lo sapevo che esisteva!” grida James imitandomi. Felici ci abbracciamo e quando ci risiediamo James mi chiede “Jane?”

“Si?”

“Ti chiudi ancora in bagno?”

Io abbasso lo sguardo vergognandomi.

“Jane non sono stupido, so cosa facevi in bagno quando scappavi. Lo fai ancora?”

“James ti prego”

“Rispondimi”

Sospiro “No”

Mi sorride “Bene”

QUALCHE ANNO DOPO …

“Mamma! Mamma!” Grida Jessica

“Dimmi tesoro” le rispondo cullando Jonathan

“Devo fare un tema per scuola: devo chiederti delle cose sul tuo lavoro. Perché hai scelto di diventare una biologa marina?”

Guardo James negli occhi e gli sorrido. Mio marito ricambia facendomi l’occhiolino.

“Perché quando andavo a scuola passare la sera in spiaggia a scoprire le bellezze che la natura nasconde tra le sue molecole mi ha salvato la vita”

Jessica, felice della risposta e ignara dell’importanza che quelle parole hanno per me e della grande verità che celano, se ne va canticchiando in camera sua a scrivere il tema.

 Bosso Giada 5°I